lunedì 26 febbraio 2018

Si può fare, si può fare

Cara Malù,

quando da ragazzina sentivo il bisogno di scriverti non poteva mancare la musica in sottofondo. Walkman in una mano e diario nell'altra, amavo tantissimo starmene all'aperto o comunque guardare un panorama che mi ancorasse al presente, mi ricordasse che, nonostante tutto, esiste sempre la bellezza fuori dalla mia testa.

Ora mi ritrovo a scriverti dallo studio nei momenti vuoti, come sottofondo il picchiettare veloce delle dita sulla tastiera del pc. Mi manca il diario di carta, mi manca lo stereo sulla mia scrivania, il suono della penna sul foglio, persino il callo al dito medio della mano destra che s'intravede lievemente ancora oggi. 
Così stamattina mi sono svegliata pensando per un attimo di scrivere questo post su un foglio di carta seduta su una panchina al porto ma il freddo e il senso del dovere mi hanno fatta desistere.

mercoledì 7 febbraio 2018

Di che cosa hai bisogno?

Cara Malù,

Lorenzo ha scoperto l'esistenza dei DVD e per qualche ragione ha abbandonato Netflix per guardare solo film su DVD. 
Venerdì sera abbiamo visto La principessa e il ranocchio della Disney di cui non ricordavo una beata mazza se non che un principe viene trasformato in ranocchio e così anche la ragazza che lo bacia. 
Ad un certo punto i due ranocchi, accompagnati dal coccodrillo che vuole suonare il jazz e la lucciola innamorata della stella Evangeline, finiscono dalla maga Mama Odie alla quale chiedono di trasformarli nuovamente in umani; la maga per tutta risposta chiede loro di che cosa hanno bisogno e i ranocchi, un po' confusi, rispondono "noi VOGLIAMO tornare umani perché blablabla". La maga insiste nuovamente con la sua domanda "Non vi ho chiesto che cosa volete, vi ho chiesto che cos'è ciò di cui avete bisogno".

Ecco la mitica Mama Odie


Cazzo la saggezza Disney. 

Ho iniziato a pensarci anch'io e alla fine del film mi sono data la risposta.

Fin da ragazzina mi sono immaginata come una donna in carriera: volevo prestigio, potere, denaro e rispetto. Volevo laurearmi con il massimo dei voti, rendere fieri di me i miei genitori e l'universo intero, vivere nell'agio e sentirmi "qualcuno" in questa società. Soprattutto non volevo rimanere ingabbiata in una famiglia tutta mia. Povera stolta.

Il famigerato crollo psichico del 2009 è nato proprio dalla frattura tra ciò che ero convinta di volere e ciò di cui avevo realmente bisogno
Ci ho messo ben dieci anni, dalla laurea e dall'inizio della pratica forense nel febbraio 2008 a venerdì sera scorso, per scorgere finalmente l'unità di tutto questo percorso e ricomporre la frattura. Dieci anni di montagne russe e di domande e di lotte interne ed esterne alla mia testa per avere l'illuminazione finale: tutto, ogni piccolo passo che ho compiuto dal febbraio 2008 ad oggi, ogni evento doloroso, ogni scelta fatta faceva parte di un disegno ben preciso, farmi aprire gli occhi e capire di che cos'è che io ho davvero bisogno. Dalla crisi perché la professione non era come me l'ero sempre immaginata alla decisione di andare a convivere nel 2010, dallo scioglimento dello studio legale di mio padre al fallimento nel concorso in magistratura, dalla nascita di mio figlio dopo due aborti spontanei alla ricerca di una nuova professione, dalla riscoperta della danza alla decisione di formarmi come danzaterapista. Tutto ora ha un senso.

Proprio come Tiana, la protagonista del film, pensa solo a lavorare per aprire il suo ristorante ed esclude la possibilità di innamorarsi perché lei vuole assolutamente realizzare il sogno di suo padre e renderlo fiero di lei e ottenere quel riscatto sociale e personale cui anela, per poi capire che ciò di cui ha bisogno è essere amata e amare e solo allora riesce anche a realizzare il suo sogno e a trovare le risorse necessarie per aprire il suo ristorante, così io ho capito che ciò di cui ho bisogno non ha niente a che fare con i soldi, la carriera, il prestigio sociale. Sono cose che voglio, certo, ma ciò di cui ho bisogno era chiaramente già vicino a me venerdì sera: il mio piccolo miracolo dai capelli rossi, il Marito un po' ruspante dal cuore d'oro, una serata a guardarci un film sul lettone.
E poi ancora:
la danza;
la musica;
la primavera;
i miei nipoti;
la tranquillità e l'annullamento del senso di colpa;
uno scopo ben chiaro cui dedicare tempo ed energie;
il sostegno delle mie compagne di corso;
tempo trascorso con le amiche di sempre; 
ridere, tantissimo;
lasciarmi andare;
ridere l'ho già detto?
la ritrovata spiritualità;
l'accettarmi così come sono;
l'accettare di non poter piacere a tutti.

Ecco, questo è quello di cui ho bisogno. Se mi porterà anche ciò che voglio, come diventare una brava, stimata e ben pagata danzaterapista, tanto meglio. Ma ho capito che concentrarmi su quello che al momento mi manca, o mi mette ansia il pensiero della sua mancanza, non è funzionale per il mio benessere. E io voglio star bene. E finalmente, FINALMENTE, mi sto godendo solo il percorso senza pensare a cosa accadrà e per come sono fatta io, Malù, è già il raggiungimento di un traguardo sensazionale!

E tu, di che cosa hai bisogno? Se ti fa piacere scrivilo nei commenti.

Questo post partecipa a Ispirazioni&co. Il tema del mese di febbraio è "Favola".